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La politique doit permettre de retrouver une energie et une esperance

Invité d’Audrey Crespo-Mara sur LCI, Dominique de Villepin est revenu sur l’actualité politique française et sur les défis qui attendent les futurs candidats à l’élection présidentielle. Il s’est également exprimé sur le referendum italien et la nécessité pour la France de retrouver une diplomatie ambitieuse

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1024 683 Dominique de Villepin

Il populismo si batte solo quando i governi sono lontani dalle élite

– Dans un entretien en italien accordé au journal Repubblica, Dominique de Villepin a réagi au referendum italien qui a précipité le départ de Matteo Renzi et s’inscrit dans une période de montée des populismes en Europe – 

Siamo entrati nell’era dell’imprevedibilità politica?
« Pensavamo che la caduta del muro di Berlino nel 1989 significasse la vittoria automatica delle democrazie liberali e invece ci accorgiamo che non è così semplice. Esiste una nuova competizione tra sistemi politici. Quando le democrazie non rispondono alle aspirazioni dei popoli, altre forme diventano più attraenti, dal populismo ai regimi autoritari ».

Chiede un ritorno di Stati forti dentro all’Europa?
« È uno dei drammi del mondo: l’indebolimento degli Stati. Le democrazie occidentali sembrano atomizzate e impotenti, non sempre pronte a confrontarsi con regimi autoritari che appaiono più in grado di unificare i propri paesi. Oggi molti attaccano gli Stati in quanto organizzazioni sociali arcaiche e opprimenti, in nome del liberismo e dell’estensione illimitata della supremazia dell’economia. Un’illusione che ha provocato la crisi economica, poi il Brexit e l’elezione di Trump ».

Nonostante la vittoria del candidato dei Verdi in Austria, la minaccia dei populisti resta alta in Europa.
« La globalizzazione ha creato un sentimento di vincitori e vinti, aumentato le disuguaglianze, provocato paure economiche ma anche identitarie. Le presunte soluzioni proposte dai populisti conducono verso un’impasse: alzare muri fino al cielo non farà scomparire paure profonde. La risposta deve essere nell’azione dei governi. Su questo Francia e Germania portano una pesante responsabilità per come hanno gestito le crisi della Grecia e dei rifugiati. Sui profughi, l’Italia è stata lasciata completamente sola, con l’impressione che l’Europa non esistesse. Se vogliamo evitare la contaminazione dei populismi bisogna assolutamente ridare forza agli Stati ».

La candidatura di François Fillon all’Eliseo può fermare l’ascesa di Marine Le Pen?
« La vittoria di Fillon alle primarie è netta e lancia un segnale forte di unità nel centrodestra. È anche un messaggio chiaro su quel ritorno della politica di cui parlavo, sulla base di convinzioni. Fillon crede nel rilancio della diplomazia per smuovere gli scenari, dalla Russia alla Siria. L’unico punto di domanda nel programma di Fillon è il ruolo dello Stato. Di certo va modernizzato ma sono convinto che ce ne sia bisogno più che mai, soprattutto per parlare alle classi popolari. Il tema della difesa del servizio pubblico è fondamentale ».

La vittoria di Trump può diventare un’opportunità per la Francia e l’Europa?
« Come tutti gli elettrochoc ci costringe a ridefinire interessi e ambizioni. Se Trump rimetterà in discussione alcuni accordi, noi europei dovremo prenderci le nostre responsabilità. Sarà l’occasione di rilanciare finalmente un’integrazione della Difesa ».

Cosa pensa della decisione di François Hollande di non ripresentarsi?
« È una scelta molto personale che rispecchia la sua concezione della responsabilità politica, ma avviene in un contesto molto degradato per la sinistra di governo. Non sorprende: sarebbe stato difficile per lui affrontare da solo una sconfitta annunciata. La fase di successione che si apre rischia di essere complicata ».

5 décembre 2016, Repubblica

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1024 734 Dominique de Villepin

Nous sommes dans un temps de passions négatives

Invité d’Apolline de Malherbe sur BFMTV, Dominique de Villepin s’est exprimé sur l’actualité politique internationale, depuis les élections autrichiennes jusqu’à l’élection de Donald Trump, en passant par le referendum sur la réforme constitutionnelle en Italie et la mort de Fidel Castro